Un percorso che dura da vent'anni
Abstract
Vent’anni di storia
2006 - 2026. Narrare i Gruppi ha compiuto vent’anni di attività. Questo traguardo costituisce non solo un motivo di orgoglio, ma soprattutto un’occasione privilegiata per ripercorrere, con rigore le tappe di un progetto scientifico che ha saputo attraversare mutamenti profondi senza mai tradire la propria matrice fondativa.
La rivista nasce come evoluzione di una precedente rivista, Narrare il Gruppo, fondata nel 2004 su iniziativa di Bruno Vezzani e Adriano Zamprini. Pubblicata dall’editore Armando di Roma, la rivista si proponeva fin dalle sue origini come un presidio critico capace di interrogare le dinamiche cliniche e sociali attraverso la lente della parola, della relazione e della narrazione condivisa. Con il passaggio al formato digitale nasce Narrare i Gruppi. Era il 2006 e, grazie all’accoglienza del CAB dell’Università degli Studi di Padova e alla lungimiranza di Ornella Volpato, questo adeguamento tecnologico rappresentò il primo di una serie di gesti fondativi che hanno (ri)definito l’identità stessa della rivista.
Il numero che vi proponiamo riporta alcune indagini e riflessioni sulle interazioni umane in diversi contesti relazionali. Il filo tematico che le accomuna è senz’altro il richiamo ai processi formativi, ai processi psico-educativi e ai processi relazionali che si esplicano in contesti che richiedono risorse impegnative su più fronti. In estrema sintesi, stiamo parlando della mobilitazione di strategie di coping, cioè della capacità che hanno gli esseri umani di attivare energie interne per far fronte a situazioni e vissuti che producono stress di notevole entità.
In questa cornice di riferimento il numero riporta vissuti e tensioni orientati al raggiungimento di obiettivi ritenuti difficile da raggiungere. Allo stesso tempo troveremo la descrizione di situazioni limite dove le risorse individuali e sociali posso fare davvero la differenza sul piano della sopravvivenza.
Energie e posizionamenti attivati dai soggetti per ridurre lo stress che si manifesta come un atto di resilienza, cioè come capacità di reggere l’urto dell’esperienza negativa per riattivare il proprio progetto di vita, durante e dopo l’esperienza traumatica.
Questo è il filo conduttore che mette in relazione gli articoli di questo numero.
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PDF editorialeRiferimenti bibliografici
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