Note sul concetto psicologico d’identità

Alessandro Salvini

Abstract


Circa trenta anni fa incontrai per motivi professionali una giovane insegnante elementare che, vinto il concorso magistrale, si era trasferita dall’Umbria nel basso Lazio, in una piccola città sul mare. Forse per vincere la noia ripetitiva delle giornate e del niente all’orizzonte, Valeria si era inventata altre due occupazioni e due identità. Non solo la maestra brava e sorridente della mattina, ma anche Elisa, la vivace rappresentate di cosmetici che poi diventava, il sabato e la domenica sera, la castigata entraìneuse di un noto locale notturno sulla costa, dove suonava il piano e intratteneva i clienti. Locale in cui, misteriosa e affascinante, in omaggio alla mitologia dei luoghi, le era stato dato il nome d’arte di Circe. Nome che Valeria aveva fatto suo senza peraltro concedersi le libertà della “dea dall’irsuto crine”.
Valeria insegnava in una piccola scuola di campagna, un po’ fuori mano, frequentata da figli di contadini, di pescatori e di forestali dell’Agro Pontino. Nei pomeriggi liberi, tre volte alla settimana saliva in auto, e andava a proporre, più a Sud, i suoi prodotti. In un paio d’anni, spigliata e affidabile, era riuscita a mettere insieme una vasta clientela: saloni di bellezza e negozi sparsi tra Fondi, Formia e Gaeta.
Il suo problema non era l’eccesso di vitalità lavorativa, ma le tre vite parallele, ognuna con i suoi sottomondi di conoscenze, di relazioni, d’incontri e di frammentazione autobiografica. All’inizio un’unica immagine di sé a cui concedeva la recita di due identità accessorie: vite e impegni che Valeria teneva comunque nascosti e accuratamente separati, tanto da sviluppare la sindrome tipica dell’agente segreto, del falsario o del truffatore: un misto di segretezza sospettosa, di solitudine e di euforica incertezza. Il gioco iniziato per noia, per il gusto della simulazione, per raccontarsi in modo diverso, per eludere i condizionamenti della piccola città, e chissà per quali altri motivi, aveva finito, per generare con il tempo tre scenari separati e altrettante versioni di sé, ignote anche alle persone a lei più vicine.


Keyword


Identità, psicologia, narrazione

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Riferimenti bibliografici


Il presente contributo è apparso già in

Fasola C., (2005), L’identità. L’altro come coscienza di sé, Utet, Torino.


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